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Alan Moore

Oggi è il compleanno del più grande genio fumettistico di tutti i tempi

Nasce a Northampton, centro dell’Inghilterra, in un sobborgo di periferia, nel 1953. Questo è il dove e il quando. Se vi state chiedendo il chi, probabilmente non avete mai incontrato il suo sguardo severo, perché di Northampton parla spesso, spessissimo. Lui è Alan Moore, il più noto fumettista al mondo, e probabilmente il più grande. Superiore persino a Frank Miller, Grant Morrison e tanti altri.

Ha scritto capolavori immortali, e non uso il termine “capolavori” a caso. Si tratta di romanzi a fumetti che travalicano i generi, i paesi e le culture, per affermarsi come esperienze universali e mistiche, come opere letterarie dense, trasversali, multilivello.
Parlo di graphic-novel come “Watchmen” (dai più, a ragione, considerato il più grande fumetto della storia), “V per Vendetta”, “From Hell”, “The Killing Joke”.

Nella storia del fumetto è colui che lo ha rivisto in chiave moderna, che lo ha definitivamente reso un genere letterario, colui che lo ha riscattato davvero. E anche colui che oggi lo rinnega.

Dal 1982 al 2016 ha vinto tutto quello che un fumettista potrebbe vincere.

Lo ripeto: non parliamo di un normale raccontatore di storie. Parliamo di un genio, nel senso stretto del termine, una di quelle menti brillanti che nascono una volta ogni cinquant’anni.

Ma si sa: certe menti non sono fatte per questo mondo
Alan Moore, da qualche anno, viene deriso come un vecchio ubriacone che strepita dalla sua torre della solitudine, aggirandosi per le strade in veste di mago.
Parliamo di un uomo che ha dato la vita per i supereroi e per i fumetti, che ha scritto perle immortali che si studieranno anche tra cinquecento anni, e che a un certo punto, da quegli stessi fumetti, si è sentito tradito.
Parliamo di un uomo deluso che, al crepuscolo della sua vita e della sua carriera, ha più volte manifestato tutto il suo odio e la sua delusione verso il mondo dei comics, verso quei supereroi che, da piccolo, lo avevano appassionato.
Prima che diventasse il più grande di tutti i tempi.

Moore è un uomo che ha lavorato per il sistema, prima di rendersi conto che quel sistema faceva schifo, che non faceva per lui.

Che lui non era adatto a quel mondo, a questo mondo.

Un fumettista, il più geniale di tutti, che si è ritrovato senza un amico nell’industria del fumetto.
Adesso è addirittura oggetto di meme e di scherno.

Un uomo che ha stravolto il mercato e poi, dal mercato stesso, è stato sputato fuori, come un boccone amaro.

Tutto il suo amore per il mondo dei fumetti, che lui ha portato a livelli mai raggiunti da nessuno dei suoi colleghi, trova suggello nelle sue dichiarazioni di disprezzo verso quegli stessi dirigenti del fumetto, che per anni lo hanno incoronato come il re indiscusso, mentre adesso lo deridono come un vecchio pazzo, anarchico e vegetariano, che strepita dalla sua grotta, nella quale si è rifugiato, per restare solo, fino alla fine.

 

 

 

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