1) Partiamo da te. Chi è Antonio Greco, che cosa fai nella vita e quale spazio occupa oggi la scrittura nelle tue giornate?
Vorrei rispondere “Lo scrittore”, ma no, non lo sono a tempo pieno, per cui… sono laureato in biologia e lavoro in una grande società che si occupa di energia e ambiente. Alla scrittura dedico di sicuro il fine settimana e la notte, se qualche idea viene a bussare e non vuole aspettare.
2) Prima ancora della scrittura viene spesso la lettura. Che lettore sei? Quali generi, autori o libri hanno contribuito maggiormente a formare il tuo immaginario e il tuo modo di raccontare?
Mi piace definirmi un lettore ossessivo-compulsivo. Quando non scrivo, leggo. In pausa pranzo, prima e dopo cena, alla stazione. Ovunque. I miei generi preferiti sono il giallo e il thriller psicologico, e non per ultime le graphic novel. Il mio autore preferito – anche perché è suo il primo thriller che ho letto – è Jeffery Deaver. Colleziono tutti i suoi romanzi e le raccolte di racconti. Qualche anno fa, in occasione di una sua presentazione a Torino mi ha fatto una promessa: “Un giorno verrò alla presentazione del tuo romanzo”. Beh, spero che avvenga presto! Altri due autori hanno contribuito a “forgiare” il mio immaginario e il mio modo di raccontare. Parlo di Donato Carrisi e Sebastian Fitzek. Sembra che ti prendano per il braccio e ti tirino dentro la scena che stanno narrando. È qualcosa di indescrivibile.
3) Ricordi come hai conosciuto Saper Scrivere? Qual è stato il tuo primo contatto con noi (soprattutto con me) e come si è evoluto, nel tempo, il tuo percorso formativo?
È iniziato tutto nel settembre del 2022. Per caso avevo appena scoperto che esistevano i concorsi in collaborazione con il Giallo Mondadori. Proprio quell’anno avevo provato a inviare due racconti al Termini Book Festival, ma non ho combinato nulla. Da lì, la delusione. Il chiedermi “ma perché non sono passato? Eppure, la storia è forte, il colpo di scena è sensazionale…”
Almeno, questo avevo pensato sul momento. Non riuscivo a capire cosa avessi sbagliato. Con tanta umiltà ho deciso di scoprirlo e così mi sono messo a cercare su Google: “Corsi di scrittura creativa”. Una delle prime pagine ad aprirsi è stata proprio quella di “Saper Scrivere”. A quel punto ho iniziato a chiedere pareri a qualche amico scrittore ed eccomi qui. Con la scuola Saper Scrivere ho conseguito il “Master scrittura creativa” e “Il lungo addio” (il corso di specializzazione sui gialli, thriller e noir), nel frattempo, sto seguendo il “Master editing”.
Vorrei soffermarmi sull’evoluzione nel tempo del mio percorso formativo. Si è trattato di una vera e propria evoluzione, non sapevo cosa fosse la “d” eufonica o la gestione del punto di vista o le focalizzazioni. In questi anni mi sono convinto che non basta leggere un manuale, bisogna metabolizzare le nozioni e metterle in pratica. Soprattutto, avere qualcuno che ti corregga quando sbagli. Che ti bastoni, finché non fai bene. Questo è accaduto con Diego. Finché l’obiettivo della lezione non veniva raggiunto in maniera soddisfacente, non si andava avanti. Ne vale dell’apprendimento. Ne vale dell’impostazione mentale che uno scrittore dovrebbe avere quando progetta un racconto o un romanzo.
4) Negli anni hai seguito diversi corsi e approfondito narratologia, tecnica narrativa e storytelling. Quali sono stati gli aspetti più difficili da assimilare? C’è stato un concetto, una tecnica o una consapevolezza che ti ha costretto a cambiare radicalmente il tuo modo di scrivere?
Una tecnica c’è. La più subdola, la definirei: lo show don’t tell. Oggi mi sembra quasi assurdo, ma all’inizio non voleva proprio entrarmi in testa. L’esempio: “Non dire che Tizio è un ottimo ladro, fagli compiere un furto da manuale” è il mantra che mi sono ripetuto per mesi. Cadere nella tentazione di raccontare è molto facile, ma con lo studio, l’applicazione, l’esercizio e soprattutto con qualcuno che ti corregge, la tecnica si metabolizza e la si fa propria.
5) Se confrontassi lo scrittore che eri all’inizio con quello che sei oggi, dove vedresti il cambiamento più evidente? Nella progettazione, nello stile, nella gestione dei personaggi, nel ritmo, nella revisione o, magari, nel modo stesso di pensare una storia?
All’inizio ero uno “scrittore di getto”, non pensavo neppure all’idea che per scrivere una storia, lunga o breve che sia, la progettazione (almeno minima), lo stile, le schede dei personaggi fossero fondamentali. Me ne accorgevo alla fine, quando avevo appena creato una serie di incongruenze, che portavano immancabilmente a una riscrittura del testo. Oggi, prima di aprire il file di testo, la mia mente va in automatico alla progettazione, al modello narrativo, alle schede dei personaggi, alle ambientazioni. Ecco, se dovessi riassumere tutto in una parola direi: consapevolezza.
6) Una delle parti meno raccontate della formazione è imparare a riconoscere i propri errori. Quali difetti della tua scrittura hai dovuto affrontare più a lungo e quali strumenti ti hanno aiutato maggiormente a superarli?
Con Saper Scrivere ho imparato che si impara sbagliando. Analizzando gli errori, comprendendoli e ristudiando si migliora. Per quanto riguarda i difetti della mia scrittura, uno di quelli con cui ho dovuto combattere più a lungo è legato all’uso dell’ipotassi e della paratassi, in concomitanza alla tipologia di scena narrata. Come ho fatto a superarlo? Mi ripeto: “Chi mi legge non è nella mia testa, deve capire se si tratta di una scena d’azione o di un momento tranquillo”. Almeno ci provo!
7) Arriviamo al risultato di oggi: un tuo racconto sarà pubblicato sul Giallo Mondadori. Come è nato quel testo? E che cosa hai provato quando hai saputo che era stato scelto?
Potrebbe sembrare banale, ma nasce da una visita al cimitero. Mi sono chiesto: “Se trovassi un morto al cimitero?” – Viene da ridere, lo so. Anche a me, ogni volta che ci penso. Ma non tutto è come sembra… Aggiungiamo il mio fascino per le tombe e per le lapidi, una mente contorta e la frittata è fatta. Non aggiungo altro. Mi hanno insegnato a interrompere la storia nel punto di massima tensione.
Il mio legame con il Termini Book Festival lo definirei “viscerale”. È grazie a questo magnifico evento che ho iniziato a scrivere. Con il festival ho conseguito due semifinali e una finale l’anno scorso. Quest’anno è stata la volta buona!
Il fatto che un mio racconto sia stato scelto per la prestigiosa collana Giallo Mondadori penso che sia una delle soddisfazioni più grandi alle quali possa aspirare uno scrittore di gialli. Si prova felicità, soddisfazione. Di sicuro non lo considero un punto d’arrivo, ma un solido punto di partenza, uno stimolo a migliorarsi.
8) Guardando indietro, quanto ritieni che lo studio della tecnica abbia inciso concretamente sul raggiungimento di questo risultato? C’è qualcosa imparato durante il percorso con Saper Scrivere che riconosci in maniera particolarmente evidente nel racconto che verrà pubblicato?
Ritengo che lo studio e l’applicazione costanti siano di fondamentale importanza sia per questo mio recente risultato, che nel caso ci si voglia mettere in gioco nel campo dell’editoria. Sono convinto che senza solide basi e il continuo studio sia molto difficile ottenere risultati. C’è un elemento che riecheggia particolarmente nel racconto. Più che altro è una vocina, quella di Diego che sussurra: “Metti in difficoltà il protagonista”.
9) C’è un consiglio che daresti all’Antonio di qualche anno fa — e, insieme a lui, a chi oggi sta studiando scrittura senza avere ancora ottenuto i risultati che desidera?
Sì, dal mio piccolo continuo a dire a me stesso e a chi oggi sta studiando di avere pazienza, che se un risultato non arriva, non significa che la scrittura non fa per noi. Vuol dire soltanto che bisogna studiare ancora, non solo la tecnica, anche la parte divertente, come le ambientazioni, per esempio. Semplicemente, consiglio di imparare a ritagliarsi del tempo per visitare i luoghi (ove possibile) in cui si svolgeranno le scene che andremo a narrare. Per il mio racconto è stato di fondamentale importanza.
10) Questo traguardo è importante, ma immagino non sia un punto d’arrivo. Quali sono adesso le tue ambizioni? Che cosa vorresti scrivere, pubblicare o approfondire nei prossimi anni? E c’è qualche aspetto della scrittura su cui senti di dover ancora lavorare?
Come dicevo prima, per me questo è un bel punto di partenza. In questi anni ho partecipato a diversi concorsi e festival letterari, tra cui il Writers Magazine Italia, il Nabokov, i festival GialloLuna NeroNotte, Termini Book Festival, Neroma e Nebbia Gialla, arrivando in finale e ottenendo delle pubblicazioni che mi stimolano a scrivere e sperimentarmi anche in altri generi, non solo nel giallo. Uno dei prossimi obiettivi è completare il Master editing e mettermi in gioco anche sull’altra parte della scrittura.
In generale, mi piacerebbe studiare e approfondire nuove tecniche di scrittura che mi possano consentire di esprimere al meglio le mie storie.
Il mio primo romanzo è in fase di rifinitura. Ovviamente, si tratta di un thriller con il quale vorrei partecipare al Premio Tedeschi, il mio sogno nel cassetto.
Cosa vorrei scrivere? Un saggio su Arkham Asylum. La splendida graphic novel con protagonista Batman. Ma questo è un altro capitolo.




