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Da sempre, nella storia del cinema (ma anche delle serie tv), lo sport è un tema che si presta facilmente alla realizzazione di storie avventurose, drammatiche, forti, emozionanti; che si tratti di boxe, karate, basket o baseball, non sono pochi i capolavori che utilizzano gli sport (sia quelli di lotta sia gli altri) come pretesto per parlare di altro; di famiglia, di dolore, di rancore, di odio. Di rinascita.

Si potrebbe partire da “Rocky” e “Toro scatenato” (capolavori immortali e inarrivabili), passando per “Cinederlla man”, “Undisputed”, “Jerry McGuire” e i bellissimi “The fighter” e “Warrior”, fino ad arrivare a film dai toni thriller o drammatici, come “Zona d’ombra”, “Million Dollar Baby”, “Ogni maledetta domenica”, “Invictus”, “Hardball”.

Di recente ho visto due film a tema sportivo, entrambi del 2020: “Bruised” (protagonista Halle Berry) e “Tornare a vincere” (protagonista Ben Affleck); a margine: “Tornare a vincere” è una traduzione che trovo banalissima e avvilente; sarebbe stato meglio mantenere il titolo originale, “The way back”, la via del ritorno.

BRUISED

Prodotto e diretto da Halle Berry, il film è la storia di una ex lottatrice di MMA, ritiratasi dopo una sconfitta umiliante. Tra licenziamenti, alcol e fidanzato violento, la donna tocca il fondo, finché non decide di rimettere i guantoni e tornare a combattere; e, al contempo, di prendersi cura del figlio, precedentemente abbandonato. Lo sport e l’amore per il bimbo la porteranno a una rinascita umana, fisica e mentale.

TORNARE A VINCERE

Diretto da Gavin O’Connor, è la storia di un ex campione di basket, che al momento vive in un autoisolamento imposto dalla depressione post-tragedia (non dirò quale). Anche lui alcolizzato, avrà l’occasione di rifarsi quando verrà chiamato ad allenare una squadra di ragazzi.

La struttura narrativa dei due film sembrerebbe molto simile, e sembrerebbe richiamare tutte quelle underdog story a tema sportivo che, a partire da “Rocky” (1976, capolavoro seminale del genere), si sono sviluppate nel corso degli anni.

C’è una differenza, però.

“Tornare a vincere” è superiore a “Bruised”.

Sì, perché i cliché imposti da queste storie, ormai, li conosciamo bene, e guardando un film di redenzione a tema sportivo, ci si chiede: cosa mi dirà di nuovo, questa pellicola, rispetto a tutte quelle passate?

“Tornare a vincere” dribbla molti dei cliché che invece “Bruised” abbraccia.

“Bruised”, nonostante gli sforzi di Halle Berry – in questo caso anche regista del film – non dice niente di nuovo. Il viaggio dell’eroe non è dissimile da molti altri film sulla redenzione e il riscatto, umano e sportivo: l’elisir finale, a prescindere dall’esito del combattimento-climax, sarà conquistato. I condimenti possono essere anche diversi, ma la pasta è sempre la stessa. Film gradevole, certo, e buona la prova attoriale della Berry; ma, di fatto, il film non fornisce alcuna nuova chiave interpretativa su temi che conosciamo ormai bene.

Niente di nuovo, quindi.

“Tornare a vincere” va un pelino oltre, con una scelta intelligente.

L’eroe, qui, è diviso in due: la sua vita privata va in una direzione, la sua vita sportiva in un’altra (circostanza da non sottovalutare). Non ci sarà la redenzione-colpo-di-scena (telefonato) al termine del film e nemmeno la convergenza scontata tra vicende personali e vicende atletiche;  non tutto andrà a posto e non tutto andrò per il verso giusto.

Ben Affleck, bravissimo nell’interpretare un ruolo che gli è stato cucito su misura, esprime in ogni gesto e in ogni sguardo i conflitti interiori del personaggio.

Consiglio la visione di entrambe le pellicole anche se, come detto, “Tornare a vincere” riesce a dribblare una serie di luoghi comuni nei quali, purtroppo, “Bruised” cade a più riprese.

Diego Di Dio, © 2022

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