Il 19 marzo del 1933 nasceva uno dei più grandi scrittori statunitensi di origine ebraica, Philip Milton Roth. Proprio le sue origini ebraiche hanno rappresentato uno sfondo narrativo per lo scrittore, che si è contraddistinto nel tempo per la sua satira e una critica dissacrante tanto sulla comunità ebraica quanto sulla società americana.

Vincitore di numerosissimi premi e riconoscimenti, è stato più volte proposto per il Premio Nobel, che tuttavia non ha mai vinto. Si è aggiudicato, però, il National Book Award; il Premio Pulitzer per la narrativa; la National Medal of Arts e il Man Booker International Prize, giusto per citarne alcuni.
Ricorre spesso, nelle opere di Roth, un certo riferimento autobiografico. In molti suoi romanzi, difatti, compaiono personaggi che altri non sono che suoi alter ego; altre volte, i personaggi portano il suo stesso nome, pur non essendo lui. Non mancano riferimenti alle due donne che hanno segnato la sua vita e ai suoi ricordi d’infanzia. Centrale, nei romanzi di Philip Roth, è una componente riflessiva e auto-riflessiva strabordante, che ne ha caratterizzato la cifra stilistica.
Il suo esordio letterario, “Addio, Columbus”, nel 1959, gli è valso un immediato riconoscimento, quello del National Book Award, che lo ha consacrato come scrittore di successo.
Tra i suoi romanzi più noti c’è “Lamento di Portnoy”, del 1969, suo quarto libro, che ha rappresentato il momento di massima ascesa dello scrittore. Amato da alcuni e criticato da altri per la forte componente sessuale-maniacale, il romanzo gli ha causato l’accusa di scurrilità, ma sicuramente lo ha consolidato nel panorama dei più grandi scrittori americani.
Il 1997 è stato il momento di “Pastorale americana”, con cui ha vinto il Premio Pulitzer, e che rientra in una vasta produzione letteraria in cui Roth concentra la sua attenzione sulla figura dello scrittore contemporaneo e sulle sue illusioni.

Nel 2012, all’età di 79 anni, Philip Roth ha annunciato la sua uscita di scena: stanco anche solo di parlare della narrativa, si è spento pochi anni dopo nella sua casa di campagna.

Confesso di aver conosciuto Roth solo una decina d’anni fa. Ne fui incuriosito perché un mio vecchio professore mi parlava spesso di “Lamento di Portnoy”. Fu questo, infatti, il primo libro che lessi di questo gigante della letteratura.

Ed ecco adesso la mia classifica personale dei libri di Roth.

1. Pastorale americana

2. Lamento di Portnoy

3. La macchia umana

4. Il teatro di Sabbath

Diego Di Dio, © 2022

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