JERRY MAGUIRE
LA COMMEDIA PERFETTA

È successo qualche settimana fa.
Era sabato sera. Con una bimba piccola che gira per casa, si sa, dormire è una scommessa. E un bravo genitore dovrebbe sapere che, quando si presenta l’occasione, dovrebbe fare una cosa sola e una soltanto: recuperare il sonno arretrato. Ripeto: “Quando si presenta l’occasione”, ossia quasi mai. Quel sabato sera, però, era successo che la bimba andasse a letto presto. E noi, da bravi genitori, piuttosto che recuperare il fantomatico sonno arretrato, abbiamo deciso di guardare Jerry Maguire (tirando fino alle due del mattino). A che scopo, dato che è un film che conosco a memoria? Non è dato sapere; nel frattempo, però, ho deciso di recensirlo qui.

Film del 1996, Jerry Maguire è una commedia perfetta.
Non riesco a trovarle un difetto. Nemmeno uno.

  • La storia d’amore si intreccia con la carriera sportiva e, anche se a tratti si sfiora lo stucchevole, la sceneggiatura dribbla quasi tutti i cliché. Di scivoloni potenziali ce ne sarebbero tanto, ma diciamo che gli autori sanno bene quello che fanno. Peraltro «Mi avevi già convinta al ciao» è una frase che ricorderemo per sempre.
  • Tutti i personaggi, dal primo all’ultimo, sono definiti, particolari, identificabili, vivi. Questo vale non solo per i principali, ma anche per i secondari; la moglie di Rod Tidwell, per esempio, ha pochissime battute a disposizione, ma sa imporsi da subito. Persino “la tata” (così la chiamano), l’uomo che si occupa del bimbo, riesce a portare sullo schermo un personaggio definito e identificabile, in appena due scene. C’è una costruzione meticolosa del campionario umano, un’architettura di personaggi e macchiette perfettamente intrecciati in un equilibrio che sa essere, al contempo, divertente e drammatico.
  • L’arco di evoluzione di Jerry Maguire (Tom Cruise) è perfetto; benché riproduca un modello che conosciamo bene (il viaggio dell’eroe, con conquista finale dell’elisir dopo il secondo plot point), il percorso viene articolato in maniera originale e frizzante. Ci sono davvero pochissime cose scontate, in questa pellicola.
  • Tornando al second plot point (quando lui e la moglie si lasciano), va detto che questo giunge inatteso, ma solo in parte: è il sentimento umano del forse-amore, della lealtà che sfiora l’innamoramento, della voglia di compagnia ma dell’incapacità di amare che unisce e divide queste due persone. Insomma, si sa: le storie d’amore sono tutte uguali e sono tutte diverse.
  • Gli attori, tutti, sono bravissimi. In stato di grazia. In particolare, tre:

ORO
Tom Cruise (Golden Globe come migliore attore protagonista) è monumentale, in questo film. Energico, istrionico, schizzato. Non comunica solo con il corpo (cosa che sa fare benissimo) ma anche e soprattutto con gli occhi, con i sorrisetti, con le espressioni buffe.
Tom Cruise è un gigante, per quanto mi riguarda: renderebbe memorabile anche un film sulle tartarughe, se lui facesse la tartaruga.
Ha fatto di tutto, sa fare di tutto. E anche se gli incassi maggiori gli sono derivati da action-movie e film non proprio esaltanti, vorrei ricordare che ha lavorato con i maggiori registi della storia del cinema.
Per dire, fu scelto da Kubrick per Eyes wide shut. E in Codice d’onore fa a gara di bravura con Jack Nicholson, non facendosi mai oscurare. Tom è uno dei maggiori talenti recitativi della storia del cinema; mi dispiace che talvolta sia stato sottovalutato.
Di Cruise vorrei ricordare anche Magnolia, L’ultimo samurai, Minority report e Vanilla Sky. Ognuno di questi film avrebbe perso gran parte della propria bellezza, se non ci fosse stato Tom Cruise a interpretare il protagonista.

ARGENTO
Cuba Gooding Jr.
Premio Oscar come miglior attore non protagonista. Una sola parola: impeccabile. Magistrale. Perfetto.
Rod Tidwell è un personaggio fastidioso, insopportabile, egocentrico ma anche tenero e onesto. E Gooding gli ha dato il massimo risalto possibile.

BRONZO
Renée Zellweger.
Bellissima, in questo film. Tenera, luminosa, splendente. A volte un po’ stucchevole, d’accordo, ma fa parte del personaggio. Va bene così.

Jerry Maguire è un incastro perfetto, inamovibile.
Il tono della commedia divertente ispira lo spessore drammatico, a tratti tragico, dell’umano divenire, e lo fa prendendo in prestito il mondo dello sport; ma non quel mondo che conosciamo bene, che si consuma su un ring o su un campo, no. Lo fa usando un mondo nascosto e misterioso, quasi mai affrontato: quello dei procuratori sportivi.
Una scelta coraggiosa e vincente, per un film che andrebbe visto e rivisto.

E scusate se è poco.

© Diego Di Dio, 2023

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