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Dracula, il film

Nasceva oggi, nel 1847, il papà di Dracula.

Scrittore irlandese, Bram Stoker ha avuto un’infanzia atipica. Molto ammalato, fu costretto a letto, senza potersi alzare e uscire fino ai sette anni. C’è da dire che in questi anni fu accompagnato dai racconti delle storie tradizionali irlandesi e che probabilmente la solitudine e l’immobilità rappresentarono un terreno fertile per la sua fantasia.

Prima che alla scrittura, Stoker si dedicò alla matematica, al giornalismo e al teatro. Divenne amico di Henry Irving, proprietario del Lyceum Theatre, che in seguito gli affidò la direzione stessa del teatro.

Per la stesura del suo romanzo più famoso, “Dracula”, pubblicato nel 1897, si documentò per sette anni sui luoghi, sulle storie e racconti della Transilvania: approfondì la cultura e le credenze popolari balcaniche, della Romania in particolare, lasciandosi ispirare dalla figura storica del principe rumeno Vlad Tepes Dracul.

Il risultato non è semplicemente un horror, ma uno dei più riusciti romanzi gotici, scritto in forma epistolare.

Il personaggio del conte Dracula è diventato un’icona: rappresentato attraverso il cinema, la televisione, i fumetti, sopravvissuto nei remake e sequel di altri scrittori, fa parte ormai della cultura di massa come pochi altri.

Tra le trasposizioni cinematografiche migliori – mettendo da parte capolavori immortali come “Nosferatu” del 1922, “Dracula” del 1931 e tanti altri… – non posso non menzionare “Bram Stoker’s Dracula”, film del 1992 prodotto, co-scritto e diretto da Francis Ford Coppola (sì proprio lui, quello del “Padrino” e di “Apocalypse Now”).

Vincitore di tre Oscar, il film è un capolavoro assoluto

Coppola riesce ad allontanarsi dalle precedenti versioni del conte Dracula, restituendo un personaggio con un altro aspetto, un altro movente, una psicologia più complessa. L’amore, in questo thriller sovrannaturale dai toni gotici, è il motore fondamentale della storia. Amore in ognuna delle sue forme e delle sue possibili espressioni: si va dall’amore per Dio all’amore per una donna, dall’amore per un non-morto all’amore per i corpi.

Questo film sanguinoso e suggestivo, in continua oscillazione tra thriller sentimentale e horror puro, ci parla di Dracula come di un uomo dannato, solo, maledetto, afflitto dai ricordi e dalla mancanza d’amore. Coppola, nel tessere l’arco di trasformazione del personaggio, quasi legittima le azioni del vampiro, restituendo a ognuno dei personaggi una nuova umanità

Un film capolavoro tratto da un romanzo capolavoro (e ce ne sono stati altri, di capolavori, tratti da Dracula; l’elenco sarebbe lungo).

D’altronde il libro ci mette di fronte al concetto di ALTER EGO, come ha sempre fatto ogni vero romanzo gotico.

Mr. Hyde è l’alter ego del dr. Jekyll.

Il mostro (o l’essere) è l’alter ego del dottor Frankenstein.

E il conte Dracula è l’alter ego di…?

Tutti noi.

È il nostro lato oscuro, la nostra follia d’amore che precipita nel dolore e nella disperazione, l’abbandono che si trasforma in veleno che ci scorre dentro. Per questo Dracula non viene riflesso dallo specchio: perché nessuno di noi riesce a vedere davvero i mostri che abbiamo dentro.

Diego Di Dio, © 2021

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