Come scrivere i dialoghi consigli agenzia letteraria saper scrivere Ammettiamolo: non è facile scrivere buoni dialoghi.
Come editor e docente di scrittura, noto che i dialoghi spesso rappresentano un tasto dolente dell’aspirante autore medio; mi trovo a correggere, infatti, una serie di difetti che sembrano ripetersi da manoscritto a manoscritto.
È chiaro che sto parlando di media e non di tutti gli aspiranti autori: mi imbatto anche in autori talentuosi capaci di scrivere dialoghi avvincenti, brillanti e verosimili. Diciamo che quest’ultima, però, è una sorta di eccezione, dato che spesso noto una serie di errori ricorrenti.
Per esempio:

  • I personaggi parlano in maniera meccanica, legnosa, inverosimile.
  • I personaggi parlano tutti nello stesso modo (stessa sintassi, stesso registro), a tal punto che, in mancanza di didascalie o reggenti esterne, è anche difficile capire chi stia parlando.
  • I personaggi parlano come l’autore, che mette in bocca a questi ultimi (non i loro pensieri, ma) i pensieri propri.
  • I personaggi si perdono in dialoghi inutili, farraginosi, senza senso.
  • I personaggi non parlano mai: è sempre l’autore a riassumere le loro parole mediante il discorso indiretto.
  • I personaggi parlano solo: l’autore, quindi, abusando della “scansione diretta”, finisce per produrre un testo che assomiglia a una sceneggiatura cinematografica.
Potrei continuare.

Per questo motivo, ho pensato di riassumere in cinque punti essenziali alcuni suggerimenti da applicare in fase di stesura dialoghi. Spero possano esservi d’aiuto.

  1. Non scrivere dialoghi tutti uguali. Ogni personaggio, così come ogni persona reale, avrà il proprio modo di esprimersi, di parlare, di gesticolare; di usare intercalari e di muoversi dentro lo spazio; di imprecare, di gioire, di usare frasi ricorrenti. Ogni parlante deve esprimersi in maniera unica e riconoscibile.
  2. Il dialogo deve essere dinamico. Esiste, sì, la cosiddetta “scansione diretta” (botta e risposta, senza narrato e senza didascalie) ma può essere usato in casi particolari, per esempio in presenza di personaggi già noti o di particolari esigenze di ritmo. In generale, cerca di rendere dinamici i dialoghi, alternandoli a descrizioni, movimenti di scena e aggressione sensoriale al mondo del lettore; gesti, riflessioni e considerazioni del PdV portante (in una parola: show, don’t tell).
  3. Non infarcire i dialoghi di infodump, ossia di cascate informative scritte a mero beneficio del lettore. Se pensi che il lettore necessiti di acquisire determinate informazioni, non inserirle a forza dentro i dialoghi: finirai per costruire uno scambio di battute legnoso, non verosimile, prodotto a mero scopo informativo. Impara ad alternare bene dialoghi (credibili, verosimili, plausibili) e pensieri del PdV portante (che ti aiuteranno a fornire al lettore le dovute informazioni: focalizzazione interna).
  4. Scrivi dialoghi utili. I dialoghi possono (e devono) svolgere una serie di funzioni. Anzitutto, devono avere una funzione narrativa all’interno della trama (quindi devono far andare avanti la storia); in secondo luogo, possono/devono fornire informazioni al lettore sui parlanti, sugli eventi, su eventuali background (ma leggi punto 3); se un dialogo non svolge alcuna funzione servente nei confronti della storia, dei personaggi o della scena è, banalmente, un dialogo inutile. Ergo, non va scritto.
  5. Ogni personaggio deve esprimere, mediante i dialoghi, i pensieri propri, e non quelli dell’autore. Quando l’autore finirà per dare voce ai propri pensieri o alle proprie idee attraverso le parole di un personaggio, il lettore ne riceverà un’impressione straniante: si creerà una sorta di distacco tra la parola scritta e l’empatia del lettore (con abbassamento della sospensione dell’incredulità). Ogni personaggio deve avere idee proprie, pensieri propri, linee-guida personali (che si esprimeranno attraverso i dialoghi e le azioni); quanto più un autore saprà dare voce a quel personaggio (e non a se stesso), tanto più sarà stato bravo.

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